Capolavoro dell’architetto razionalista Giuseppe Terragni, la Casa del Fascio ebbe una genesi complessa, con un progetto iniziale in stile novecentista e una realizzazione finale di assoluto rigore ed essenzialità.
L’edificio, in netta controtendenza rispetto alle retoriche case del fascio di molte città italiane, suscitò polemiche e dissensi, nonché accuse di plagio nei confronti di contemporanee architetture straniere.
Nel dopoguerra fu sede dei partiti democratici e di varie associazioni; dal 1955 è sede del comando della Guardia di Finanza.
Basato su una pianta rettangolare con corte coperta al centro, secondo i modelli dei palazzi rinascimentali, l’edificio si sviluppa su un modulo fondamentale che permette continue variazioni (le quattro facciate sono tutte diverse).
La loggia all’ultimo piano evidenzia il rapporto con il contesto monumentale (in particolare con il Duomo), attentamente studiato anche dal punto di vista urbanistico.
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